Corpo Mente Emozione

Nella nostra cultura l'emozione e la ragione, cioè il corpo e la mente, sono in posti molto lontani; agli antipodi di un sistema fortemente orientato a valorizzare la mente.
Il corpo (che non è il corpo "mostrato", sbandierante una sessualità mercificata - di quello ne abbiamo moltissimo - ma è il corpo "sentito", vissuto nella sua sessualità non tabuizzata) nella nostra società è stato storicamente penalizzato: per lunghissimo tempo è stato considerato come un pericoloso animale selvaggio da domare, da tenere sotto il controllo della infinitamente superiore signora "mente" (o - se preferite - "anima").
Risultato: il corpo ha finito col diventare un estraneo a noi stessi. Una appendice poco nobile che parla una lingua che non conosciamo e - soprattutto - non ascoltiamo.
La nostra mente è ciò che vale; ciò che ci eleva dal mondo animale e ci fa sentire onnipotenti.
La nostra ragione, plasmata dalla cultura, ci vuole efficienti, rapidi, invincibili.

E dunque l'emozione e il sentire vengono degradati al rango di sensibilità infantili, alle quali l'educazione - plasmatrice - prova a porre rimedio in molti modi: quante volte ci è successo di sentir ripetere "non sei mica più un bambino"?
In realtà provare emozioni non vuol dire essere infantili; anche perché l'emozione non è eliminabile. In molti ci hanno provato e moltissimi continueranno a provarci. La negazione dell'emozione come una sorta di porta di accesso all'universo degli adulti. In particolare dell'universo maschile.
Ma l'emozione appartiene alla nostra essenza, è una parte di noi, della nostra vita. La si può negare con la ragione, ma non la si potrà mai eliminare.
L'emozione è un movimento interiore. Si sente nel corpo.
E il corpo viene irrigidito da una mente - bugiarda - che continua a nascondere l'emozione perché non vuole sentirla. L'emozione non è efficiente, non produce, non è in linea con i valori della cultura.
E allora non serve.
Ricacciamola da dove è venuta. Trangugiamo tutto. Ributtiamo tutto indietro.
La regola è non sentire: la fame, il sonno, il bisogno di rilassarmi, il bisogno di un abbraccio, il bisogno di un contatto.
E così accade per giorni, anni, decenni.
Poi c'è un momento in cui il meccanismo non funziona più.
E il corpo diventa scarico, o dolente, o rigido. Urla con forza il suo disagio. Il disagio di chi non è mai stato preso in considerazione, che è sempre stato a rimorchio, a cui quasi nulla è stato concesso.
E allora una pastiglia. Che perpetra la tradizione del non voler sentire.

Capire questo meccanismo - con la ragione - è il primo passo. Ma serve a poco.
Bisogna fare un secondo passo, più importante.
Bisogna cominciare a prestare attenzione al corpo e alle emozioni.
Bisogna iniziare a concedersi lo spazio per l'ascolto, permettersi di entrare in contatto con il vero sé e non solo con la sua immagine esteriore.
Ma mano che si procederà su questa strada del sentire, si sentirà di più.
E sentire è un modo per arricchire la nostra esperienza di vita. Per renderla più piena e soddisfacente. Per renderla più umana. Ma anche - e non vi sembri strano - più spirituale.

INFORMATIVA SUI COOKIE
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di utilizzo del sito. Continuando la navigazione nel sito senza cambiare la configurazione del tuo browser, potremo ritenere che accetti di ricevere cookie da questo sito.
In ogni caso, se preferisci, puoi modificare la configurazione dei cookie in qualunque momento. Tutti i moderni browser, infatti, ti consentono di modificare tali impostazioni. Abitualmente puoi trovare queste configurazioni nei menu "opzioni" o "preferenze" del tuo browser.
chiudi