Giuseppe Balboni

Osteopatia e counseling a mediazione corporea

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Blocchi corporei e qualità del dolore

Blocchi corporei

Piacere e dolore nella percezione comune sembrano essere antitetici; come a dire che l'uno può esistere solo in assenza dell'altro. Ma questa visione pecca di superficialità.
Ci sono dolori fisici molto diversi fra loro: un dolore puro che blocca il respiro, fa stringere il corpo e la sua energia, è un dolore che non ci conduce in nessun luogo utile. Superando la soglia del tollerabile, non produce nessun altra sensazione se non quella del dolore stesso. La reazione istintiva che provoca è la fuga, l'allontanamento.

Viceversa esiste un'altra forma di dolore somatico, che viene percepito quando un'area irrigidita viene manipolata, percossa, stirata, compressa, frizionata. Questo è un dolore assolutamente diverso, che il più delle volte si accompagna ad un senso di liberazione e di espansione del corpo energetico: il respiro si ampia, il corpo fisico si rilassa, la mente si acquieta.
Questo tipo di dolore "positivo" (lo potremmo anche definire dolore dolce, in contrapposizione al dolore amaro che è quello del primo tipo) è molto conosciuto in tutti i percorsi di terapia corporea che lavorano sui blocchi. I terapisti bioenergetici, i rebalancer, gli osteopati, i rolfer percepiscono bene come spesso sotto le loro mani i tessuti in quel momento da loro manipolati, percossi o pressati, essendo rigidi e bloccati, inviino al sistema centrale inequivocabili segnali di dolore. Ma il terapista che accompagna il paziente sa che questo dolore è funzionale per lavorare sui blocchi corporei dato che questi ultimi – che sono la traduzione somatica delle emozioni negate e delle convinzioni limitanti – necessitano di una certa energia per poter essere smossi. I terapisti sanno inoltre che accompagnando i loro pazienti nell'ascolto del "dolce dolore", potrà accadere non solo che essi sperimentino l'abbandono delle proprie dolenti rigidità - accedendo a stati di rilassamento sconosciuti - ma possano anche incappare in tempeste emozionali che sembrano sorgere dal nulla e che invece posseggono proprio una forte radice corporea nelle tensioni tissutali che vengono smosse. In questi casi l'operatore saprà offrire un empatico spazio di contenimento emozionale, senza giudizio e senza mete prefissate, in cui la persona potrà sentirsi libero di stare con tutto ciò che arriva, senza enfatizzare ma anche senza frenare.

Blocchi corporei

Durante questo percorso è opportuno che il paziente sia il più possibile ricettivo; entri in una condizione di ascolto delle proprie sensazioni e del proprio dolce dolore senza contrastarlo ma lasciandosi attraversare da esso. Ciò può avvenire soprattutto attraverso l'espansione del respiro, il cui movimento scenderà nel corpo fino a coinvolgere l'area pelvica, potrà essere percepito nel bacino (e nei genitali) e successivamente fluirà nei punti di maggiore dolore. Visualizzare il respiro come un'onda che attraversa il punto che duole, è una ottima strada per sperimentare il dolce dolore.

Il terapista che accompagna il paziente in questo viaggio è molto attento alla qualità delle risposte di quest'ultimo, ben sapendo che il confine dolce-amaro è talvolta labile e che il significato di questo lavoro risiede proprio nel rimanere a ridosso di questo confine senza mai superarlo del tutto.
In una seduta che utilizza il percorso sul dolce dolore, è opportuno che si dedichi una fase conclusiva al riequilibrio della percezione del contatto marcato/leggero, attraverso contatti sfiorati che espandano al massimo il respiro e possano supportare una o più onde di mobilizzazione energetica.