Postura e respirazione: come muovi la tua energia vitale

L'ossigeno – si sa – è di estrema importanza in tutti i processi metabolici del corpo, e senza di esso cesserebbe la vita. Dunque non è un caso che tutte le grandi culture orientali - principalmente lo yoga indiano e il tao cinese - abbiano riservato al respiro e alla sua educazione un posto di primaria importanza. 
Secondo queste secolari pratiche esistono quattro stadi nella realizzazione del respiro:

  • inspirazione
  • apnea piena (ritenzione)
  • espirazione
  • apnea vuota (pausa)

Le prime due fasi rappresentano la carica energetica positiva (Yang); le seconde due quella di scarica (Yin). Puoi notare come in te, così come in ogni persona che incontri tutti i giorni, questi quattro stadi assumono caratteristiche e temporalità assolutamente diverse.

  • C'è chi inspira nel torace e chi inspira nella pancia
  • chi inspira con fatica e ha la gola tesa; sembra quasi di vederne lo sforzo in ogni atto respiratorio…
  • chi inspira "pigramente", e sbadiglia spesso…
  • chi trattiene l'inspirazione in alto e sembra dire al mondo "guardatemi"
  • chi espira attivamente e chi espira "lasciando andare"
  • chi espira "trattenendo" e mantiene un grande volume d'aria residuo
  • chi enfatizza l'espirazione, la rende rumorosa, spesso sbuffa…
  • chi spesso sospira, fa lunghe pause vuote e sembra voler comunicare "non ce la faccio…"

Volendo semplificare potremmo dire che ad ogni modalità di respiro corrispondono strutture caratteriali e relativi blocchi di energia: l'inspirazione è un indicatore di come si affronta la vita mentre l'espirazione ha a che fare con la capacità/possibilità di accedere a stati di rilassamento e di piacere.
Circa settant'anni fa – era il 1955 - Wilhelm Reich, eretico allievo di Freud, descriveva come la resistenza al processo analitico si manifestasse fisicamente nei suoi pazienti sotto forma di un blocco inconscio della respirazione. Quando il paziente veniva incoraggiato a respirare profondamente, le sue resistenze si dissolvevano e si assisteva al fluire dei materiali inconsci repressi, con la relativa sequela di elementi emozionali. Reich ne dedusse che la capacità di risposta emozionale doveva dipendere dalla funzione respiratoria; e che limitando la propria assunzione di ossigeno, una persona smorzava e deprimeva il proprio livello energetico. Quasi come se arginando la combustione metabolica, la persona raffreddasse le passioni del corpo. Se – come spesso accade nei ritmi frenetici della nostra quotidianità – l'inspirazione è breve e alta (toracica) e l'espirazione è altrettanto rapida e totalmente inconsapevole, anche noi assecondiamo con il respiro quella distanza tra il fare e il sentire, tra i processi mentali e i ritmi corporei. Con il risultato di irrigidire la struttura, sentire meno il dolore, ma contemporaneamente privarci anche delle sensazioni di piacere. 

Periodicamente presso lo studio si organizzano percorsi di approfondimento su diverse tecniche respiratorie, finalizzate ad esplorare i propri schemi personali e a conoscere le potenzialità che questa naturale azione quotidiana possiede.

Come sosteneva Lowen – fondatore della bioenergetica – "respirare profondamente significa vivere con profondità".

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