Trattamento anti-stress

Quello che qui presento è un massaggio con delle specifiche peculiarità.
Come tutti i massaggi ha come suo obiettivo anche quello di rilassare. Ma soprattutto quello di sperimentare la profondità di un viaggio: nella capacità di percepirsi nel qui e ora e nella possibilità di attingere alle proprie energie più interne.
Questo percorso non lo fa il terapista; le sue mani accompagnano il paziente e lo supportano quando questo viaggio si fa faticoso e difficile.

Massaggio, corpo e piacere

Il massaggio ha avuto, nel tempo, alterne fortune. Tutte le grandi civiltà del passato (dalla Cina all'India) adottavano forme di massaggio curativo già parecchi millenni prima di Cristo. Anche nella Grecia classica si ritrovano testimonianze dell'uso del massaggio per scopi curativi e atletico-sportivi. Lo stesso Ippocrate, padre della medicina moderna, descrive ampiamente le virtù di questa pratica e ne presenta le modalità di esecuzione.
Poi durante il MedioEvo la pratica del massaggio cade in disuso, e non poteva essere altrimenti. In quel periodo il corpo è visto come la sede delle passioni terrene e delle più insidiose delle tentazioni: il piacere. Non stupisce dunque che il massaggio scompaia e lasci il posto a pratiche che paiono più consone all'elevazione dello spirito. L'attenzione al "nobile" pensiero contrapposto alla "animalesca" sfera della corporeità, dura talmente a lungo da permeare le basi del nostro mondo "evoluto", della moderna filosofia e di molte correnti psicologiche. Il corpo e la mente vengono rappresentate come entità distinte che viaggiano su piani paralleli, senza incontrarsi mai. Così nasce la medicina che cura il corpo e la psicologia che cura la mente: alla prima compete la macchina, sia pure perfetta, della fisiologia corporea; la seconda si concentra sui processi cognitivi e comportamentali, che afferiscono a quel "black box" tutt'oggi oggetto di studio da parte di molte discipline.

L'unità corpo-mente

È proprio la neurofisiologia a raccontare per prima che la scatola nera dell'hardware cerebrale opera sotto gli stimoli tutt'altro che secondari che arrivano dalla periferia.
La pelle ne è un classico esempio.
La pelle è l'organo più esteso del corpo. La sua superficie è stimata in 18.000 centimetri quadrati; di cui ognuno dotato di un numero variabile di recettori nervosi (tra 10 e 30). Questi recettori, sempre attivi, sono in grado di catturare e trasmettere al sistema gran parte degli stimoli che provengono dall'esterno. La sensibilità cutanea è impressionante: alcune aree sono in grado di registrare una pressione di soli 2 grammi o discriminare il contatto delle punte di un compasso aperto di un solo millimetro!
Può l'insieme di tutte queste sensazioni non entrare nell'organizzazione di ciò che siamo? Non sono forse le percezioni che determinano ciò che chiamiamo "lo stato d'animo"? Dolore e piacere sono due sensazioni concrete, quotidiane; ed entrambe passano attraverso la pelle.
La pelle però struttura anche la nostra identità: delimita, separa, differenzia il Sé dal Non Sé e permette la relazione con il mondo attraverso la percezione del contatto. Lo sanno bene coloro che si occupano di bambini abbandonati, ai quali è mancato nel primo periodo post-natale, una chiara e positiva esperienza di contatto. Una relazione tattile è al tempo stesso affettiva e molecolare. L'ipotalamo del neonato fin da subito risponde alle carezze della mamma, si attiva nella produzione di endorfine, e modifica la chimica del corpo. La spia dell'assenza di questa stimolazione la ritroviamo nella scarsa vitalità (o per contro l'eccessiva aggressività), nello sguardo spento, nella ridotta mimica facciale, nei pochi sorrisi. Una deprivazione sensoriale che si trasforma in qualcosa di diverso, in un tratto della personalità, racconta (semmai ce ne fosse ancora bisogno) come corpo e psiche non sono divisi e paralleli. Sono totalmente interconnessi. Per non dire una cosa sola.

Stress: un termine di (ab)uso comune

Di stress parlano tutti, e tutti si sentono più o meno stressati. Meglio chiarire subito una cosa: senza stress non si vive. Anzi di più: senza stress non esisterebbe il genere umano. Infatti, anche se oggi è diventato un termine negativo, in sé lo stress attiva una risposta fisiologica normale e positiva.
Prima degli anni '30 la parola stress non esisteva. Per primo la usò Hans Selye, che studiò l'insieme delle reazioni che si producono in un individuo in risposta ad un elemento esterno (definito stressor) che modifica la sua condizione "di base" (omeostasi). Queste risposte hanno origine a livello della corteccia (ad es. si percepisce una situazione sconosciuta, possibile fonte di pericolo) e una immediata ricaduta in modificazioni che coinvolgono l'intero organismo: aumento della frequenza cardiaca, della glicemia, di alcuni ormoni (adrenalina e noradrenalina) che accelerano il flusso sanguigno e supportano adeguatamente il lavoro del cuore e dei muscoli. Lo scopo di tutti questi cambiamenti è uno solo: mettere l'individuo in "condizione di combattimento".
Ovviamente tutto questo meccanismo, che riguarda tutti gli animali, serve egregiamente allo scopo di affrontare o fuggire una belva, oggi situazione assai rara per l'uomo del Terzo Millennio! In compenso l'uomo di oggi affronta frequentemente molti stress tipici del suo ambiente di vita: fornire la risposta esatta a un esame rappresenta uno stressor molto conosciuto da tutti gli studenti.
C'è dunque uno stress sano, detto anche eu-stress, che è quello ad esempio dovuto a un impegno agonistico e/o alla tensione necessaria per precisamente organizzare una relazione ad un convegno. In questo caso siamo in presenza di stressor che permettono una adeguata risposta comportamentale: il soggetto onora il suo impegno nella gara sportiva e/o ottiene il successo nella presentazione al convegno. La soddisfazione che egli prova al termine dell'impegno è appagante e risolutiva.
C'è invece uno stress cronico e snervante, chiamati di-stress, che non permette una positiva risoluzione e che anzi perpetua in un tempo molto lungo la condizione di disagio. È il caso di un lavoro che non piace ma che si è costretti a fare; di una situazione relazionale frustrante (composta da frequenti battibecchi che non sfociano nel conflitto aperto ma che mantengono uno stato tensivo costante); di una diffusa sensazione di "non essere in grado" di affrontare quel certo evento. In pratica il di-stress diventa una sorta di stato di "preallarme" che attiva nel soggetto (come avviene con l'eu-stress) le risposte bio-comportamentali, ma che non consente di giungere a una risoluzione soddisfacente del problema. E dunque continua a mantenere nel soggetto un negativo stato di tensione emotiva.

E qui lo stress diventa malattia!

Sono ormai sufficientemente definiti i rapporti tra lo stress cronico e alcune patologie. Prima fra tutte le patologie cardiovascolari (infarto miocardico, ipertensione arteriosa); poi quelle legate all'apparato digestivo-assimilativo (ulcera, colon irritabile); infine le patologie cutanee (dermatiti, psoriasi, micosi). Ma l'elenco potrebbe di molto allungarsi.
Di fronte a queste situazioni le risposte della medicina sono le più varie, tutte normalmente orientate alla riduzione del sintomo. Ed è chiaro che questo è un bene.
Ma è altrettanto chiaro che se non si affronta il tema della causa del sintomo, esso è prima o dopo destinato a ripresentarsi sotto questa o altre forme.
Il massaggio antistress più che un massaggio è un percorso. E riguarda:

  • la capacità di riprendere contatto con il corpo,

attraverso la consapevolezza del respiro, la percezione segmentaria, la focalizzazione del sentire le parti dimenticate del sé corpo;

  • la stabilizzazione del collegamento fra "mondo alto" e "mondo basso",

permettendo anche alle sensazioni viscerali di avere dignità e spazio, e di acquisire importanza nel dirigere i comportamenti;

  • la (ri)scoperta delle energie,

che sono alla base dei nostri comportamenti quotidiani (da non confondere – come invece qualcuno ha amato fare - con metafisiche formulazioni di lumini sfavillanti…)

I punti del massaggio antistress

  • Ombelico
  • Osso Frontale
  • Cranio (globale)
  • Ossa Temporali e apofisi mastoidee
  • Sistema della colonna vertebrale (dal foro Occipitale all'Osso Sacro)
  • Sterno
  • Diaframma
  • Ioide

Il lavoro sui punti si esegue contemporaneamente a piccoli esercizi di respirazione. Il paziente è posto prevalentemente in posizione supina; talvolta in posizione seduta o fetale.

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